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La personale di Clara Garesio dal titolo “Mirabilia e Naturalia. Ceramiche e carte”, a cura di Lisa Hockemeyer, ospitata alla Casina delle Civette – Musei di Villa Torlonia dal 7 giugno al 29 settembre 2019, propone una selezione di opere fittili della storica ceramista di formazione faentina: tutti esemplari unici appartenenti alla più recente produzione dell’artista, con alcune opere inedite e installazioni site specific concepite per gli spazi del museo.

La mostra, che inaugura venerdì 7 giugno alle ore 17.00, è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, si avvale del patrocinio morale del Comune di Atrani ed è organizzata con la collaborazione della Fondazione Humaniter e con il sostegno della Scuderia del Duca di Amalfi. Servizi museali di Zètema Progetto Cultura. 

Alle terrecotte dipinte con smalti e alle porcellane decorate a terzo fuoco sono affiancate per la prima volta opere di pittura e disegno eseguite su carta di Amalfi e concepite come bozzetti preparatori per le creazioni ceramiche o come elaborati autonomi o libri d’artista, così da ricreare, di concerto con i preziosi arredi della Casina delle Civette, l’atmosfera di un suggestivo cabinet de curiosité. Dall’artificio alla natura, dall’immaginario al reale, spaziando attraverso significati e significanti diversi, Clara Garesio espone una summa della propria ricerca artistica che, a partire dalla matura consapevolezza del patrimonio culturale e tecnico della grande tradizione ceramica italiana, la conduce a sperimentare con inesaurito spirito di meraviglia sempre nuove possibilità espressive dell’arte del fuoco. 

Mirabilia e Naturalia. Il meraviglioso mondo di Clara Garesio

È per me un grande piacere presentare Clara Garesio attraverso il suo lavoro esposto nella mostra allestita nelle splendide sale della prestigiosa Casina delle Civette, un luogo adatto per questa mostra che, in maniera alquanto calzante, s’intitola “Mirabilia e Naturalia. Ceramiche e Carte”. Uno spazio che richiama alla mente la cosiddetta “Wunderkammer”, luogo d’intricate curiosità, di manufatti di fabbricazione artificiale e meraviglie della natura.
Clara Garesio, protagonista della scena artistica italiana da oltre sessant’anni, viene presentata in questa occasione da un gruppo accuratamente selezionato di sue creazioni, che, più appropriatamente, possono definirsi meraviglie. Opere in materiali vari, principalmente terrecotte dipinte con smalti policromi e porcellane, la maggior parte delle quali di recente esecuzione, che abbracciano il periodo creativo dell’ultimo decennio. Queste sono accostate a una serie di opere contemporanee su carta, che creano una sinergia con le prime, aggiungendo ulteriori significati alla lettura già sfaccettata dell’esposizione. La volontà di affiancare tra loro oggetti assortiti, realizzati in materiali disparati e utilizzando numerose tecniche con svariati fini espressivi, fornisce la chiave di lettura sia di questa presentazione che del lavoro di Clara Garesio.
Le giustapposizioni, come vedremo, dominano questa mostra in quanto né l’esposizione né la selezione di opere qui presentate offrono all’osservatore una semplice lettura lineare o una singola logica per la comprensione delle creazioni di Clara Garesio. Al contrario, incoraggiano il visitatore a divenire parte attiva di questa mostra e della contemplazione delle opere dell’artista.
Mentre la mostra si presenta come una gigantesca camera delle meraviglie, che invita lo spettatore a tracciare paragoni e a trovare analogie e parallelismi tra le diverse creazioni di Clara Garesio, le stesse singole opere rappresentano in sintesi microcosmi di prodigi, che invocano un’attenta osservazione e invitano colui che guarda in regni immaginari.
Il mondo della natura, in particolare il regno botanico, offre solo uno dei tanti percorsi di questa mostra, formalmente e tematicamente, che, ritengo sia importante sottolineare, non sia tanto incentrata sulla ricerca estetica quanto sull’intenzione di trasmettere emozioni personali e idee, per trovare metafore di significato quotidiano e cosmico. Questo tratto caratterizza gran parte della ricerca condotta da Clara Garesio nel corso della sua vita, una spinta superiore verso la realizzazione, in cui la sua padronanza della tecnica, la sua scelta dei materiali e il suo immenso repertorio di linguaggi artistici non sono che meri strumenti che servono la sua libertà creativa.
Per questo motivo, quand’anche Garesio rivisita forme e temi tratti dalle sue esperienze creative passate, alcune delle quali legate alle sue pratiche e agli incontri fatti a Faenza negli anni ’50, le sue creazioni mostrano uno spiccato entusiasmo per l’innovazione nella sperimentazione espressiva di idee ed emozioni, tanto da essere uniche e rendere il suo lavoro sempre nuovo e senza tempo.
Le sue opere singole sono complesse tanto quanto i linguaggi creativi dell’artista, così da fornire diversi livelli d’interpretazione e da attrarre lo spettatore nei suoi regni immaginari. In questa mostra sono esposte opere con chiari riferimenti alla natura, come l’installazione “Al chiaro di luna” (2018), che però vanno ben oltre la semplice rappresentazione del mondo naturale per svelare segreti, illusioni e immaginazioni. L’opera, che da lontano ricorda una composizione di diverse creazioni floreali immaginarie, si rivela, ad uno sguardo più attento, una composizione di piatti, piattini, tazze e teiere di porcellana finemente dipinti accostati a figurine danzanti, a creare una vivace combinazione di forme e decori, linee e figure a due e tre dimensioni, volumi, motivi geometrici e organici. Al centro dell’installazione, una civetta dipinta d’oro, appollaiata in cima a ciò che somiglia a una gabbia per uccelli, osserva immobile l’intera scena. Rimandi ad Alice nel paese delle meraviglie, al reale e surreale, sono inevitabili.
La porcellana è anche il medium scelto dall’artista per l’opera “Carteggi” (2018), un dittico di due pannelli composti da sottili lastre bianche sovrapposte in modo sfalsato, finemente dipinte con disegni geometrici e organici intrecciati in nero e oro. Linee dall’andamento retto, curvo e spezzato si evolvono gradualmente in forme naturali, fondendosi con foglie e fiori creando un fantastico regno vegetale. L’interazione tra elementi sovrapposti e disegni dipinti crea un’illusione di profondità e suggerisce segreti e spazi nascosti all’interno, stimolando la curiosità dell’osservatore e invitandolo ad approssimarsi per una visione più ravvicinata. Più a lungo lo sguardo spazia sui “Carteggi” più attira colui che guarda nel suo incantesimo. Piccoli coperchietti di forma circolare e rettangolare, dipinti a loro volta, sono disposti sul lavoro come animaletti fantasiosi che abitano il paesaggio inventato. Mentre nuovi livelli si dispiegano continuamente davanti allo spettatore, spesso rivelando l’inaspettato, ci si perde nella contemplazione dell’opera di Clara Garesio.
L’osservazione è anche la modalità che consente a chi guarda di cogliere l’importanza che Clara Garesio assegna al processo del divenire del proprio pensiero creativo. I suoi mondi naturali e artificiali, riflettono il suo approccio artistico, che parte dall’intuizione per svilupparsi in forme modellate in argilla e continua ad evolvere attraverso la scelta immediata degli smalti colorati e l’azione della pittura. È un processo di trasformazione che comunica il sentire e le idee dell’artista e che si riflette in ogni opera di questa mostra, come ad esempio nei “Taccuini” (2007), negli “Appunti” (2005), nell’altorilievo del 2007, nelle “Scatole delle meraviglie” (2010), nel piatto “Cartigli” (2017) e in modo non meno tangibile nei vasi (2010-14).
Mentre in opere come “Appunti”, “Scatole delle meraviglie” o “Cartigli” è possibile ricostruire letteralmente la genesi dell’opera attraverso l’esplorazione dei singoli elementi compositivi, spesso eterogenei, e della loro partecipazione a una composizione d’insieme, opere come i vasi o la brocca “Primavera” invitano lo spettatore alla lettura di una trama decorativa dipinta con colori intensi, che disvela toccanti significati emotivi e poetici dell’artista e che, allo stesso tempo, guida colui che osserva alla scoperta del proprio universo personale.
In tal modo, attraverso questa mostra, concepita come un cabinet de curiositès, Clara Garesio si conferma essere tra i grandi e ultimi esponenti della gloriosa cultura ceramica novecentesca, caratterizzata dal sapiente controllo della materia, dalla forte capacità inventiva e da un irrefrenabile e sempre giovanile istinto innovativo.

Lisa Hockemeyer

Di mani e di-segni
L’arte si fa con le mani, in quanto – come scrive Focillon – senza il loro concorso la più potente invenzione si esaurirebbe in un tumulto interiore, e con le mani Clara Garesio crea instancabilmente da una vita, avendone a tal punto consapevolezza e gratitudine d’averle assunte oramai a icona personale, oltre che come elemento simbolico nelle sue opere-tributo al lavoro delle donne (In Women’s hands). Con le sue mani operose plasma e dipinge l’argilla e, lì dove non le è concessa quell’operatività ampia e articolata che impone la ceramica, traccia disegni su fogli di carta nei quali convoglia il flusso incessante di idee che si dispiega nella mente. Attraverso il disegno comunica quel che si offre allo sguardo della sua fantasia, manifesta l’intenzione di una forma – che in alcuni casi si compirà in un secondo tempo nella materia ceramica – o si abbandona semplicemente al piacere della linea che si libera come una melodia, una danza, un racconto. Così appunto si presentano le sue carte e i suoi libri d’artista: sequenze di immagini libere e piacevolmente incoerenti, talvolta accompagnate da parole scritte, che, come i pensieri, assumono contorni ansiosi o fluidi, pedanti o frettolosi. Su questi segni, germogliati quasi naturalmente dalla trama corposa della carta d’Amalfi, le sue mani pazienti distendono con cura pennellate di colore che ne accendono lo spirito vitale, evocando atmosfere d’irrealtà, come nei sogni, nei giochi infantili o nella poesia.

Francesca Pirozzi